Roma, 7 ottobre 2014
festa della Madonna del Rosario

Carissimi Ragazzi,

non riesco ad iniziare questa lettera senza rifarmi alle parole che don Bosco scrisse un giorno da Roma ai suoi giovani: “Vicino o lontano, io penso sempre a voi!”.
Ogni mattina penso alla scuola che inizia e mi sembra di vedervi entrare, vedo i vostri volti un po’ assonnati, quelli dei Proff. che, prima del suono della campana, chiacchierano di voi in aula Docenti (sempre bene!), vedo sr Dina che vi accoglie, che ha cura di ognuno, che vi chiede di essere responsabili nelle piccole cose, vedo sr Irma che vi dà il buongiorno in Salone.

So che avete già vissuto la S.Messa di inizio anno in San Nicolò, momento molto importante, e che il 7 ottobre avete eletto i Rappresentanti di classe. Essere Rappresentante è un’esperienza seria, che richiede la vostra attenzione, il vostro protagonismo, la vostra generosità nell’essere la voce della classe con responsabilità.

Il mio sogno, da sempre, è quello che a scuola si impari a fare politica nel senso più alto e bello del termine, perché poi qualcuno di voi possa entrare realmente in questo campo per agire nella società per il bene di tutti, per difendere i diritti dei più deboli, per salvaguardare la dignità di ogni uomo, per far crescere il nostro Paese e il mondo intero nella giustizia, nella pace, nell’integrità del creato.Per questo è necessario prepararsi fin da ora.

Quest’anno, in particolare, mi piacerebbe chiedere ai Rappresentanti di classe, oltre all’impegno nel  compiere bene i doveri che sapete, anche un’attenzione per coloro che nella classe rimangono più isolati, per i motivi più diversi.

Vorrei non ci fosse nessuno che nella nostra scuola sentisse la solitudine, il disagio della campanella dell’intervallo che suona e non sapere con chi stare, il dispiacere di non avere nessun compagno che al pomeriggio si faccia vivo su whatsapp o attraverso altri canali che utilizzate di solito. La sofferenza anche di uno solo nella classe dovrebbe diventare una ferita che tutti gli altri compagni sentono.
E i Rappresentanti devono essere i primi a proporre qualche strategia per aiutare chi è in difficoltà.

Qui a Roma stiamo cercando di capire come fare in modo che il nostro Istituto, che già opera in tutto il mondo per i giovani più in difficoltà, possa agire sempre più come Gesù e come don Bosco. Lo stiamo facendo per ognuno di voi: siete sempre il centro dei nostri pensieri, dei nostri discorsi, delle nostre preghiere.
A volte qualche suora che lavora con ragazzi di strada o con ragazze sfruttate, mi chiede cosa facciamo noi per i più poveri. Io rispondo che facciamo di tutto perché ragazzi che hanno tante possibilità, come voi, possano essere generosi verso chi ha
possibilità. È il nostro desiderio profondo.
E in questo molti di voi ci aiutano, perché sono i primi a farci vedere una generosità sconfinata sia nelle piccole cose, nei piccoli servizi che nessuno vede, sia nell’impegno del volontariato sul proprio territorio, sia, ad esempio, vivendo esperienze forti, come quella di Lourdes. Vi siete fatti raccontare ciò che hanno vissuto? Anch’io non vedo l’ora di sentire il racconto.
Non mi resta che salutarvi, dirvi ancora una volta che siete sempre presenti nella mia preghiera e in me e ricordarvi l’impegno che vi ho lasciato a settembre: siate disposti a fare fatica, solo così potrete avere una buona stima di voi stessi e una felicità solida e duratura.

Un caro saluto anche alle vostre famiglie.
Sr Cristina