1024Il 25 gennaio, all’Auditorium “Casa dell’Economia” della Camera di Commercio di Lecco, un foltissimo pubblico, non limitato ai soli studenti dell’Istituto e alle loro famiglie, ha partecipato all’evento organizzato dalle  Figlie di Maria Ausiliatrice.

 

Uno dei compiti, forse il più importante per un educatore, è quello di dare ai giovani speranza nel futuro. Proprio per questo motivo è stata invitata Simona Atzori, nata senza braccia, ballerina e pittrice ma, soprattutto, come essa stessa scrive, «felice, smodatamente, spudoratamente felice».

Spettacolo e testimonianza di
Simona Atzori
Ballerina, artista, pittrice

Intervento di
don Fabio Attard
Salesiano Consigliere Generale Pastorale Giovanile Mondiale

Un “assaggio” del video della serata:

 

Dopo ill saluto di Suor Maria del Carmen Canales in rappresentanza della Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice si è dato il via alla esibizione di Simona sul palco dell’Auditorium come ballerina,  seguita dalla sua testimonianza, proposta insieme a quella di don Fabio Attard, Salesiano Consigliere Generale Pastorale Giovanile Mondiale, stimolati in questo da Lorenzo Bonini.

La speranza è l’incontro con una persona, così, forse si potrebbe concentrare il succo della conversazione e, per Simona, questa persona è stata sicuramente sua madre. L’essere accolta per quello che era e non considerarlo un limite, ma un semplice motivo per imparare a fare le stesse cose in modo diverso, sin da piccolissima; pensare e agire non facendosi condizionare dal contingente, ma guardando sempre al futuro; credere che la vita ci darà qualcosa di grande, perché essa è la nostra vita, queste sono le basi che hanno permesso a Simona di realizzarsi come persona ed essere felice. Non di meno, questo le permette oggi di essere una testimone credibile di speranza.

Emblematico è il divertente aneddoto raccontato da Simona che riguarda il suo «debutto in società»: il primo giorno di asilo. Già preparata dalla mamma ad essere indipendente ed autonoma, Simona vince le resistenze di chi, tra cui la madre Superiora, all’inizio dubita sulle sue possibilità. «Perché no?», dunque dice Simona, perché quello che desideriamo non dovrebbe essere possibile, se va nel senso di realizzare quella che è la propria natura? «Fidiamoci di noi e del Signore» è l’invito di Simona, «anche se fidarsi può essere difficile perché c’è l’attesa. Eppure senza vivere l’oggi nemmeno ci può essere il domani.»

«Il cuore del ragazzo e della ragazza è sempre lo stesso in tutto il mondo» e non è molto diverso da quello che don Bosco riconosceva nei suoi ragazzi della Torino di metà ottocento, racconta don Fabio che, grazie al suo impegno nella Pastorale Giovanile, è potuto venire a contatto con le pur diversissime situazioni di cinquantaquattro paesi diversi.

Il problema, non sono loro, ma gli adulti, quando non sanno essere buoni educatori. Per un sacerdote, continua don Fabio, l’esempio è proprio quello di Don Bosco: rimasto orfano da piccolo, è la mamma che gli trasmette la speranza, con l’esempio del povero che aiuta il povero e, diventato sacerdote, non dimentica mai che essere poveri non significa essere miserabili. Un credente, poi, deve trasmettere una fede viva, non solo mostrare una vita di fede.

L’esempio dell’educatore ce lo dà Gesù, nel racconto dei discepoli di Emmaus: hanno perso la speranza, ma Lui fa la strada con loro, anche se stanno percorrendo la strada sbagliata. Gesù ascolta il loro sfogo, non può non continuare ad amarli, e cerca di rimetterli nella storia.

«I ragazzi hanno bisogno di amore, ascolto, pazienza, presenza e vicinanza. Gli educatori devono camminare con i giovani, ma da adulti. L’educatore semina nel buio, ma non deve rinunciare alla semina, anche se non sa che cosa spunterà. L’educatore deve vedere nel bambino e nell’adolescente l’adulto che sarà.»

Matteo Possenti

Da: Resegone on-line.it