Michele Serra, Gli sdraiati, ed. Feltrinelli

Romanzo ironico, quasi comico, reale e fantastico, rabbioso e malinconico insieme; storia di una relazione incompiuta tra un padre ed un figlio, specchio di una comunicazione che stenta a trovare sintonia tra una generazione e l’altra: è questo il racconto che Michele Serra traccia nel suo “Gli sdraiati”. Non serve puntualizzare che gli sdraiati sono gli adolescenti di oggi, che si isolano nel loro mondo di regole capovolte, che dormono quando gli altri sono svegli, che non parlano ma digitano e seguono più conversazioni contemporaneamente, che sconcertano il mondo adulto scardinando certezze e regole ritenute solide, ma non eterne. Gli sdraiati ribaltano ciò che un tempo era considerato ovvio ed insinuano sensi di colpa, insicurezze e disagio nella realtà dei grandi, dei genitori spaesati di fronte a figli che non confermano ciò che loro sono stati e che per questo disorientano. Ed allora è il mondo adulto che viene preso di mira dalla penna di Serra; un mondo adulto che deve rintracciare e tracciare nuove regole, stabilire nuove modalità di contatto, reinventarsi per riallacciare legami autentici con le nuove generazioni.

Basterà una camminata in montagna, in una dimensione verticale, a riallacciare un rapporto con chi cerca orizzontalmente di affermare se stesso e che da quell’angolazione forse vede il mondo da un altro punto di vista?